mercoledì 19 marzo 2014

Veronesi: “La carne è cancerogena; vi svelo il motivo per cui non se ne parla”




Chi si alimenta di prodotti animali si espone ad un rischio maggiore di contrarre diversi tipi di patologie.
Corre infatti in media il 30% di rischio in più di contrarre molti tipi di tumori, come quello al seno, al colon, alla prostata, al pancreas, alla vescica e ai polmoni. Un’alimentazione carnea induce ad un maggiore rischio di contrarre malattie metaboliche, disturbi cardiovascolari legati al livello di colesterolo nel sangue, infarti, diabete ed obesità.

Umberto veronesi: “Le riviste medico scientifiche più accreditate sono sul libro paga delle multinazionali farmaceutiche e pubblicano solo ciò che è consentito loro di pubblicare o ciò che è imposto loro dalle suddette multinazionali. Molti medici e ricercatori sono coscienti degli effetti dannosi del consumo della carne, ma hanno le mani legate. Io che sono uno scienziato di fama internazionale posso prendermi il lusso di fare queste dichiarazioni, se lo facessero loro molto probabilmente non lavorerebbero più.


L’industria alimentare e le multinazionali farmaceutiche viaggiano di pari passo, l’una ha bisogno dell’altro e queste due entità insieme generano introiti circa venti volte superiori a tutte le industrie petrolifere del globo messe insieme, potete dunque capire che gli interessi economici sono alla base di questa disinformazione. Ogni malato di cancro negli Stati Uniti fa guadagnare circa 250.000 dollari a suddette multinazionali, capirete che questa disinformazione è voluta ed è volta a farvi ammalare per poi curarvi.”



Capito????

Stanchezza primaverile: rimedi naturali e integratori




La stanchezza primaverile può essere davvero fastidiosa. Con il cambio di stagione il nostro organismo si trova ad avere a che fare con una maggiore quantità di luce. Cambiano spesso anche i nostri ritmi e il corpo e la mente fanno fatica ad adattarsi. Ecco che ci sentiamo fiacchi, privi di energia, stressati, abbiamo un leggero, ma continuo, mal di testa e non abbiamo voglia di fare nulla. Più che altro capita di dover contrastare una sensazione di sonnolenza predominante. Come fare? Esistono delle soluzioni da tenere in considerazione: si tratta di fare ricorso ai rimedi naturali e agli integratori. Vediamo qualche consiglio a questo proposito.

I rimedi naturali

I rimedi naturali contro la stanchezza primaverile sono molti. Per prima cosa è essenziale curare l’alimentazione: è molto importante evitare alcuni cibi in particolare, come la carne rossa, i latticini e gli alcolici. Possibilmente è meglio lasciare da parte anche quelli che contengono il glutine. Ampio spazio, invece, dovrebbe essere dato alla frutta e alla verdura fresca di stagione. In particolare le verdure a foglia verde fanno bene al fegato e lo disintossicano. Lo stesso discorso vale per due o tre tisane al giorno a base di ortica, tarassaco, bardana e gramigna. Non dimentichiamo di bere molta acqua, perché in questo modo l’organismo, attraverso una buonaidratazione, riesce ad eliminare le tossine.

Ci sono poi alcuni cibi energizzanti per eccellenza, come ad esempio le fragole, le banane, gli spinaci, i mirtilli e i pomodori: contengono sali minerali, vitamine, antiossidanti e ferro. Molto utili possono essere anche i fiori di Bach, specialmente se la spossatezza è più mentale che fisica. Per aiutare il nostro organismo a depurarsi, possiamo ricorrere anche a preparati a base di foglie di betulla. Dovremmo avere cura di portare avanti una dieta disintossicante, accompagnata dal movimento, attraverso passeggiate, anche in bici, ed escursioni in mezzo alla natura. Per alleviare la rinite allergica stagionale, spesso associata a questi cambi di stagione, possiamo utilizzare estratti di mela cotogna e limone.

Gli integratori

Gli integratori contro la stanchezza primaverile possono essere utili. In realtà, prima di affidarci al fai da te, dovremmo sempre interpellare il naturopata o il nostro medico di fiducia, che saprà indicarci quali sono le sostanze, di cui abbiamo bisogno maggiormente, per affrontare questo periodo dell’anno. In generale, comunque, possiamo tener presente che possono essere utili, con l’arrivo della primavera, gli integratori a base di magnesio, utili per contrastare l’irritabilità e la stanchezza. Molto importanti sono anche quelli a base di vitamina C, che ci possono aiutare a rafforzare le difese immunitarie nel passaggio dal freddo al caldo.

Non dovremmo trascurare nemmeno la vitamina A, per proteggere la pelle sensibile dagli agenti esterni. E poi ancora potassio, calcio, ferro, vitamine del gruppo B e betacarotene, che ha un effetto antiossidante. Ci sono poi degli integratori multifunzionali, che sono formati con molte sostanze che fanno bene al nostro organismo, come, ad esempio, fibre e probiotici.

Fegato: aiutamolo a lavorare bene



Il fegato è un prezioso centro di funzioni vitali per l’organismo. Va salvaguardato e controllato con attenzione, perché se si ammala sono guai per tutto l’organismo.

Il fegato lavora senza sosta, su tutti i fronti. Tanto è vero che tutte le malattie che lo riguardano, anche le più gravi, possono rimanere asintomatiche non solo nella fase iniziale, ma anche per molti anni. Al fegato si deve la produzione della bile, che emulsionando i grassi ne consente la digestione, e la produzione dei fattori di coagulazione che ci proteggono dalle emorragie.

Sempre il fegato è l’organo cardine del metabolismo dei grassi e degli zuccheri, in quanto essenziale nella regolazione delle quantità di colesterolo, trigliceridi e glucosio.

Ed è anche un’importante riserva di vitamine e minerali indispensabili alla vita, come, per esempio, la vitamina A e il ferro.

Ecco le regole base per mantenere sano il nostro fegato.

-Controllare il peso forma: giusta alimentazione, sport, un occhio alla bilancia per non favorire la steatosi.

-Abbandonare i luoghi comuni.



Non è vero che le uova fanno male al fegato, e perfino i fritti sono consentiti (ovviamente con moderazione) se preparati con olio sempre rinnovato,extravergine o di arachidi e ben asciugati. Falsa anche l’idea che il caffè danneggi il fegato: va naturalmente consumato con moderazione.

-Moderazione con l’alcol.

Niente alcol per chi ha già problemi al fegato, per evitare la pericolosissima sommatoria dei rischi. Per i sani, invece, non più di due bicchieri di vino al giorno. L’alcol viene tollerato dal fegato solo se è ingerito in piccole dosi e ben distribuito.

-Farmaci solo se necessari.

In caso di utilizzo di farmaci che si devono prendere cronicamente, è compito del medico effettuare gli eventuali monitoraggi del danno epatico preesistente o dovuto ad altre cause, per verificarne l’eventuale epatotossicità.

-Analisi di routine una volta l’anno.

Le analisi del sangue sono la base per controllare la salute in genere e per avere la prime indicazioni sulla salute del fegato.

Sono da tenere sotto controllo creatinina e glicemia, per individuare eventuali segni di sofferenza renale o diabete.

Emocromo completo, perché spesso se il fegato soffre  da lungo tempo, insorgono anemia, leucopenia o piastrinopenia, più o meno pronunciate.


Ortica: i mille benefici e come utilizzarla al meglio





Ma quante proprietà ha l'ortica??

Scopriamolo insieme con questo articolo preso da www.greenme.it!!



L'ortica (Urtica dioica) è una pianta erbacea diffusa sia in oriente che in occidente, nota per il potere irritante dei peli che ne ricoprono le foglie e i fusti. Meno conosciute sono però le sueproprietà benefiche e curative, che la rendono un'efficace pianta medicinale, particolarmente utilizzata in erboristeria. Non bisogna inoltre dimenticare che l'ortica può essere utilizzata incucina nella preparazione di gustose pietanze.


L'ortica può essere facilmente raccolta utilizzando un paio di guanti, per evitare irritazioni. La sua presenza può essere individuata lungo sentieri di montagna o di campagna. Per usi curativi ed alimentari è bene raccogliere l'ortica in zone collocate lontane dal traffico cittadino. Una volta cotte o essiccate, le foglie di ortica perdono la loro caratteristica irritante e risultano così completamente innocue al tatto.

L'ortica è particolarmente ricca di potassio, fosforo, ferro, vitamina A, vitamina C, calcio e potassio. I suoi impieghi curativi e culinari erano già noti in Grecia fin dall'antichità, quando, per tradizione, l'ortica doveva essere raccolta prima del sopraggiungere della primavera. Le foglie di ortica contengono buone quantità di rame e di zinco, che rendono il suo consumo indicato a coloro che desiderano rinforzare unghie e capelli.



La sua ricchezza di oligoelementi la rende una pianta dalla proprietà rimineralizzanti, adatta ad essere consumata da parte di coloro che soffrono di artrite e di malattie di tipo reumatico.

E' considerata come un vero e proprio toccasana per le donne che vanno incontro alla menopausa e ad una conseguente riduzione della massa ossea, dovuta a perdita di calcio. L'ortica ne è infatti una tra le possibili fonti vegetali, oltre a semi di sesamo, mandorle e broccoli.

Il consumo di ortica è inoltre utile a tutti coloro che soffrono di anemia o carenza di ferro, con particolare riferimento alle donne in età fertile. All'ortica sono attribuite proprietà emostatiche e antidiabetiche. L'assunzione di ortica viene consigliata per favorire la regolarità intestinale ed in caso di episodi di dissenteria.

Chi non ha la fortuna di poter raccogliere ed essiccare dell'ortica da utilizzare al momento del bisogno, potrà trovare in vendita in erboristeria sia foglie che radici già essiccate, da impiegare, ad esempio, per la preparazione di tisane e di decotti. Esistono inoltre preparazioni fitoterapiche sotto forma di capsule o di tinture, da acquistare dietro consiglio del medico o dell'erborista a seconda delle proprie necessità.

Una tintura casalinga a base di ortica, utile con l'arrivo dell'autunno, può essere preparata lasciando a macerare 10 grammi di foglie essiccate in 100 grammi di alcol per liquori, con l'aggiunta di 30 millilitri d'acqua. E' necessario utilizzare un flacone o una bottiglia di vetro scuro, da lasciare riposare al buio per dieci giorni. In seguito la tintura potrà essere utilizzata nella quantità di poche gocce per effettuare un massaggio del cuoio capelluto, al fine di rinforzare i capelli e di provare a prevenirne la caduta stagionale.

Le sommità floreali essiccate di ortica possono essere utilizzate per la preparazione di un infuso utile per coloro che soffrono di carenza di ferro, a cui nello stesso tempo è possibile consigliare un aumento del consumo di spinaci e di legumi, accompagnati da fonti di vitamina C, come carote, kiwi, agrumi e spremute d'arancia. Per la preparazione dell'infuso è sufficiente lasciare riposare un cucchiaino di fiori essiccati di ortica in un bicchiere contenente 250 ml di acqua bollente. L'infuso dovrà essere filtrato e lasciato intiepidire prima di procedere al consumo.



Nelle preparazioni di cucina è sufficiente sbollentare le foglie di ortica per pochi minuti, per poterle in seguito sminuzzare ed utilizzare come ingrediente per la normale preparazione di risotti, minestroni, zuppe, vellutate e torte salate. Le foglie di ortica lasciate intere possono essere impiegate per la preparazione di piccoli involtini, da riempire, ad esempio, con dell'orzo lessato. Insieme a patate lessate schiacciate e erbe aromatiche, le foglie d'ortica tritate possono costituire il ripieno per degli ottimi ravioli caserecci.
Usi alternativi dell'ortica

Gli impieghi dell'ortica non si limitano però agli usi culinari e per il benessere. Essa viene infatti utilizzata come materiale di partenza in campo tessile, per la realizzazione di una stoffa intessuta, chiamata ramia o ramiè, simile alla canapa o al lino. Dall'ortica si ottiene una fibra vegetale bianca e sottile, che in Cina veniva utilizzata molto prima della diffusione del cotone.

L'ortica è anche una pianta tintoria, adatta a colorare le stoffe. Le sue foglie tingono di verde, mentre le radici regalano ai tessuti un colore giallo. Piante tintorie come l'ortica possono essere utilizzate per tingere stoffe naturali (non sintetiche) portandole ad ebollizione insieme al tessuto che si desidera colorare e lasciando riposare il tutto per alcune ore, fino ad ottenere la tonalità desiderata. Per fissare il colore, le stoffe potranno in seguito essere immerse in una soluzione composta da quattro parti d'acqua e da una parte di acero bianco.

Miele, il dolce che gioca duro contro i batteri resistenti




Io adoro il miele e lo gusto tutti i giorni a colazione nella Crema Budwig!



Dal dolce nettare una promessa nella battaglia contro le infezioni da batteri resistenti agli antibiotici e un’alternativa naturale alle infezioni in genere. Le nuove scoperte degli scienziati


Il miele è stato trovato essere una buona alternativa agli antibiotici di sintesi che, in ormai molti casi, non sono più in grado di cobattere i batteri resistenti.





Amato da molti come dolcificante e quale alternativa più sana dello zucchero bianco, il miele non è solo un alimento gustoso ma è anche ricco di virtù salutari, grazie ai suoi elementi come vitamine (A, E, K, C, complesso B), Sali minerali tra cui ferro, rame, manganese, iodio, silicio, cromo. Altri elementi importanti sono per esempio gli enzimi e le sostanze battericide. E proprio queste ultime sono state oggetto di un nuovo studio i cui risultati sono stati presentati durante il 247th National Meeting of the American Chemical Society (ACS), che si tiene dal 16 al 20 marso 2014 a Dallas, in Texas.

Il miele dunque non solo come dolcificante o alimento prelibato, ma anche e soprattutto come risposta alla crescente resistenza agli antibiotici da parte di una sempre più nutrita schiera di agguerriti batteri patogeni.
La dott.ssa Susan M. Meschwitz e colleghi della Salve Regina University di Newport hanno scoperto che il miele è in grado di affrontare efficacemente e in diversi modi le infezioni batteriche.

«La proprietà unica del miele – ha spiegato la dott.ssa Meschwitz – risiede nella sua capacità di combattere le infezioni su più livelli, rendendo più difficile per i batteri sviluppare una resistenza. Ovvero, utilizza una combinazione di armi, tra perossido di idrogeno, acidità, effetto osmotico, un’alta concentrazione di zuccheri e polifenoli che uccidono attivamente cellule batteriche».
L’effetto osmotico, spiegano i ricercatori, è il risultato della elevata concentrazione di zuccheri nel miele. Questo fattore richiama l’acqua dalle cellule batteriche, conducendole alla disidratazione e di conseguenza uccidendole.

Ma il miele non si ferma qui, dimostrando proprio come affermato dalla ricercatrice che agisce su più fronti. Un’arma di resistenza dei batteri è infatti anche la formazione di un biofilm che li protegge dagli attacchi dei farmaci antibiotici. Ebbene, come dimostrato anche da diversi studi, il miele inibisce la formazione di questo biofilm.
«Il miele può anche interrompere il quorum sensing, che indebolisce la virulenza batterica, rendendo i batteri più sensibili agli antibiotici convenzionali», ha sottolineato Meschwitz.
Per quorum sensing, s’intende il modo in cui i batteri comunicano fra loro, e si organizzano per dare vita alla formazione di biofilm. Gli scienziati fanno notare che in alcuni batteri questo sistema di comunicazione controlla anche il rilascio di tossine, che influisce sulla patogenicità dei batteri, o la loro capacità di infettare un organismo.

La dott.ssa Meschwitz ha inoltre spiegato che il miele si differenzia dagli antibiotici di sintesi nella lotta ai batteri perché, a differenza dei primi, non attacca i processi di crescita essenziali dei batteri. Questo approccio, che è alla base del meccanismo d’azione degli antibiotici convenzionali, è fondamentalmenteuno dei responsabili della resistenza ai farmaci da parte degli agenti patogeni.
Secondo Meschwitz, il miele è efficace perché è ricco di antiossidanti, come i polifenoli, tra cui acidi fenolici, acido caffeico, acido p-cumarico e acido ellagico, così come molti flavonoidi.
«Diversi studi hanno dimostrato una correlazione tra il non-perossido antimicrobico e l’attività antiossidante di miele e la presenza di composti fenolici nel miele – ha aggiunto Meschwitz – Abbiamo eseguito i test standard sugli antiossidanti del miele per misurare il livello di attività antiossidante. Abbiamo separato e identificato i vari composti polifenoli antiossidanti. Nei nostri studi antibatterici, abbiamo testato l’attività del miele nei confronti di E. coli, Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa, tra gli altri».

Infine, l’autrice dello studio ha ricordato che un gran numero test in laboratorio e studi clinicihanno confermato l’ampio spettro antibatterico, antimicotico e antivirale di miele.
Insomma, il miele è sì dolce, ma quando il gioco si fa duro anch’esso inizia a giocare duro.

 Foto: ©photoxpress.com/Maria Brzostowska

Marzo, è tempo di depurarsi!




Le piante spontanee, i decotti, le ricette e i consigli utili per depurarsi secondo natura e con quello che la natura offre gratuitamente. E' tempo di depurarsi!


E' tempo di depurarsi

Marzo, in origine il primo mese dell'anno, divenne il terzo mese a partire dal calendario giuliano-augusteo. Etimologicamente rimanda a Martius, infatti è il mese dedicato a Marte, qui in veste non tanto di dio della guerra quanto di protettore dell'agricoltura e degli abitanti della casa, che in questo periodo conoscevano un'intensa ripresa di molte attività.

L'equinozio di primavera inaugura ufficialmente la fine dell'inverno e il risveglio di tutte le energie presenti in natura: spuntano i primi germogli, la linfa ricomincia a scorrere e le piante riprendono vigore, producendo tessuti freschi e vitali.

Le erbe, gli ortaggi e i fiori del mese
Nel mese della depurazione saranno da privilegiare tutte le erbe e gli ortaggi disponibili nei campi e negli orti. Ottimi piatti depurativi sono le misticanze di verdure da taglio come songino, valeriana, lattuga, cicoria, radicchi e spinaci, a cui aggiungere le corolle di fiori commestibili come primule, viole, tarassaco e margheritine.

Fondamentale è ancora il consumo di crocifere, ricche di zolfo e dalla potente azione antinfiammatoria, come cavolo verza, cavolo cappuccio e broccoli. Molto importante anche l'asparago, un potente diuretico e depurativo renale ricco di vitamine del gruppo B e C e potassio.

Per rilassarci e combattere l'insonnia possiamo ricorrere alla lattuga che, grazie alla presenza di lattucario, ha spiccate proprietà rilassanti.

Per depurare in profondità il fegato non può mancare naturalmente il carciofo, ricco di ferro, sodio, potassio, calcio, fosforo, vitamine del gruppo A, B1, B2, C e PP, acido malico, acido citrico e tannini. Il carciofo inoltre purifica il sangue, fortifica il cuore e dissolve i calcoli biliari.La medicina ayurvedica consiglia di abbinarlo in insalata a spinaci e semi di sesamo. Del carciofo è importante non buttar via le foglie, con cui possiamo preparare un decotto da bere prima dei pasti per tutto il mese.

Altro prezioso alleato di cui si utilizza tutto è il Tarassaco o Dente di Leone: le foglie possono essere scottate come contorno, i fiori si possono consumare freschi in insalata, le radici sono utili per decotti da assumere dopo i pasti principali.

Altri alimenti utili in questo mese sono i fiori di Borraggine, ricchi di acido gamma linoleico dall'azione rigenerante e antinfiammatoria, la bardana, dalle note proprietà depurative e lassative, e la piantaggine, utile per disintossicare stomaco e polmoni.

Per un'azione depurativa d'urto si può ricorrere ai gemmoderivati di betulla, gramigna e ortica, che oltre a depurare rimuovono anche i depositi di acidi urici.

Prezzemolo e crescione sono due erbe spontanee molto utili per tonificare la tiroide e riattivare i processi metabolici impigriti dall'inverno. Il prezzemolo, appartenente alla famiglia delle ombrellifere, è ricco di vitamina A, C, E, crolofilla, calcio, zolfo, rame e iodio. Battuto a crudo e aggiunto alle pietanze, previene tutte le putrefazioni intestinali.

Il crescione invece, appartenente alla famiglia delle crocifere, cresce soprattutto lungo i corsi d'acqua di montagna. Le sue foglie, da raccogliere prima della fioritura, sono da consumare esclusivamente fresche, per non perderne i principi attivi. Il suo sapore ricco e pungente ricorda il rafano, di cui condivide molte proprietà depurative. Il consumo ideale è a crudo in insalata, magari associato a tarassaco e acetosa, oppure centrifugato con carote. Per il suo contenuto di ferro, iodio e zolfo è indicato in caso di anemia, ipotiroidismo, gotta e reumatismi. Per uso esterno le sue foglie trovano applicazione nel trattamento delle ulcere; masticato a lungo rafforza le gengive e risana le afte del cavo orale.


Fonte: http://www.aamterranuova.it/Novita-dal-mondo-Terra-Nuova/E-tempo-di-depurarsi

Ecco perchè bisogna evitare l'olio di palma



Chi ha l’abitudine di controllare le etichette dei prodotti alimentari prima di compiere un acquisto si sarà imbattuto nella dicitura “olio di palma” oppure “olio vegetale“, che, se non seguita da una ulteriore specificazione posta tra parentesi e riguardante il tipo di olio utilizzato, potrebbe nascondere proprio quest’olio di provenienza esotica e sempre meno ben visto sia dal punto di vista salutistico che ambientale.



Indicare la sua presenza all’interno dell’elenco degli ingredienti riportati sulle confezioni dei prodotti alimentari industriali non è obbligatorio, ma sempre più spesso il suo nome risulta inserito in etichetta per quanto riguarda i cibi più comunemente acquistati nei supermercati. Si tratta in particolare di prodotti da forno come biscotti, pane confezionato, crackers, grissini e fette biscottati (convenzionali, ma spesso purtroppo anche “biologici”), ma anche di creme dolci spalmabili, patatine fritte e snack salati, condimenti come le margarine.

Esso presenta un contenuto di grassi saturi tanto elevato da avere spinto l’Organizzazione Mondiale della Sanità ad affermare come esso possa costituire un fattore di incremento del rischio di andare incontro a malattie cardiovascolari, sulla base di ricerche definite come convincenti e confermate da studi successivi.

Sotto accusa nel caso dell’olio di palma è un acido grasso saturo denominato acido palmitico, che è in grado di agire aumentando i livelli del colesterolo ed innalzando i rischi di coronaropatia, secondo quanto rilevato da studi scientifici relativi all’olio di palma. Le affermazioni dell’OMS hanno suscitato l’opposizione del Malaysian Palm Oil Promotion Council, volto a difendere gli interessi economici del proprio Paese, relativamente al ricco settore produttivo legato all’olio di palma.



L’olio di palma rappresenta un grasso vegetale ed un olio alimentare considerato di scarsa qualità. Il suo elevato contenuto di grassi saturi può raggiungere il 50% nell’olio di palma derivato dai frutti e ben l’80% nell’olio di palma derivato dai semi. Oltre che come ingrediente alimentare vero e proprio, è di frequente utilizzato dall’industria del settore per la frittura dei cibi. La sua presenza potrebbe essere rilevata per tale motivi anche in prodotti da forno pre-fritti (es. bastoncini di pesce, cotolette, verdure in pastella, ecc.). Il contenuto di grassi saturi dell’olio di palma non è controbilanciato da una sufficiente presenza di grassi polinsaturi benefici, tali da poterlo considerare come un alimento equilibrato.

Non ci sono motivi validi per cui l’industria alimentare debba proseguite ad utilizzare olio di palma, al di là del fattore economico. E’ comprensibile che utilizzare olio extravergine d’oliva o altri oli maggiormente pregiati comporterebbe costi maggiori. La salute dei consumatori potrebbe trarne vantaggio e sempre più aziende, anche in Italia, dovrebbero impegnarsi ad evitare tale ingrediente, sostituendolo con oli migliori, nel rispetto dei consumatori.

Scegliere di evitare prodotti contenenti olio di palma significa orientare in maniera più oculata le proprie abitudini d’acquisto, evitando i prodotti che contengano tale ingrediente e dando la propria preferenza ad aziende che non lo impieghino od optando per la preparazione casalinga degli stessi.



Evitare l’olio di palma non rappresenta unicamente una questione di salvaguardia della salute, ma anche di rispetto dell’ambiente e del pianeta. La produzione di olio di palma è infatti causa di deforestazione e di distruzione degli habitat naturali degli animali che popolano le foreste di luoghi come Indonesia, Malesia, Uganda e Costa d’Avorio e della sottrazione alle popolazioni native di territori da esse abitati da sempre.